BINGE WATCHING | Quando l’abbuffata da serie tv può diventare un pericolo?

PSICOLOGIA PSICOSOMATICA – 41 – PUBBLICATO IL 23 GIUGNO 2021 (ARTICOLO IN PDF)

Di Emanuele Castello, Helena Afflitto, Diana Maggio (Istituto di Psicosomatica Integrata – Senago)

Oggigiorno, in particolare nel momento storico che stiamo vivendo, il Binge Watching  è un fenomeno sempre più in crescita non solo tra i giovani ma anche tra gli adulti e può arrivare a compromettere diversi aspetti della vita sociale, economica e psicofisica degli utenti, in alcuni casi con conseguenze notevoli sulla salute fisica, psicologica e sulla sfera socio-relazionale. Esiste una correlazione tra questo fenomeno e la presenza di alcuni tratti psicologici nel binge watcher (come, ad esempio, una tendenza depressiva o un’attitudine alla dipendenza), che possono innescare circoli viziosi da cui poi diventa difficile uscire. È importante, dunque, imparare a conoscere a fondo questo fenomeno così diffuso e riconoscere i segnali di allarme, per evitare di andare incontro ad una fenomenologia simile alla dipendenza

BINGE WATCHING, COS’È E QUANTO È DIFFUSO OGGI

Binge Watching (letteralmente “abbuffata di visione”) è una locuzione che si è diffusa in Italia con l’arrivo di nuove piattaforme di video streaming (come Netflix e Amazon Prime), le quali offrono un metodo diverso rispetto ai noti palinsesti televisivi per poter distribuire agli utenti le puntate in serie. Il termine inglese indica la visione consecutiva di puntate di una serie tv (5,10,15 a seconda della durata) restando per un lasso di tempo prolungato davanti ad uno schermo. L’espressione “binge watching” è diventata popolare a partire dal 2013, anno in cui Netflix iniziò a distribuire serie televisive inedite rendendo disponibili intere stagioni contemporaneamente. Per comprendere meglio, infatti, è utile evidenziare che le serie tv sono costituite da stagioni che a loro volta si suddividono in episodi: attraverso un semplice clic (da tv, smartphone o pc)  è possibile guardarle una dietro l’altra, come se fosse un intero film con una durata di gran lunga superiore: per le miniserie si aggira in media sulle 10/15 ore, mentre per quanto riguarda le serie suddivise in più stagioni può arrivare addirittura a raggiungere una durata complessiva di 5/6 giorni (1). Nella maggior parte delle piattaforme a disposizione, le puntate successive partono in automatico dopo la fine di quella precedente, alimentando dunque un susseguirsi potenzialmente infinito di stimoli visivi. Questo fenomeno si è amplificato con la diffusione delle miniserie, sceneggiati trasmessi in un numero limitato di puntate che creano nell’utente la smania di arrivare al finale, portandolo a rimanere incollato al televisore un numero di ore a volte molto elevato.

Sono milioni le persone nel mondo che praticano abitualmente binge watching: una ricerca (2) condotta proprio da Netflix afferma che il 90% degli utenti italiani ha praticato il binge watching almeno una volta, dedicando a una maratona televisiva una durata media pari a tre giorni. La maggior parte degli italiani inoltre sembra iniziare la prima maratona appena cinque giorni dopo l’iscrizione a Netflix (la media globale è di dodici giorni). Un’ulteriore declinazione di questa pratica è il binge racing (“gara d’abbuffata”) e consiste nel guardare tutti gli episodi della stagione della serie tv appena uscita entro le prime 24 ore dal lancio; tale pratica coinvolge addirittura circa 8,4 milioni di fruitori nel mondo (3) ed è praticata soprattutto da adolescenti e giovani-adulti. Per avere un’idea dell’incidenza di tale fenomeno basti pensare che nel solo arco di tempo compreso tra il 2013 e il 2016 il numero di utenti che hanno finito una serie televisiva su Netflix entro le prime 24 ore dal suo lancio è cresciuto più di venti volte, da 200mila a 5 milioni di utenti (4).

BINGE WATCHING E LOCKDOWN

Nel periodo storico che stiamo vivendo e in particolare a partire dal  lockdown di marzo 2020, che ci ha costretti a rimanere chiusi  in casa per molte settimane, si è visto un ulteriore consolidamento di questa pratica apparentemente innocua. Da un’indagine condotta da Laredazione.net a fine 2020 (5) su un campione italiano composto per la maggioranza da lavoratori e studenti in una fascia d’età compresa tra i 18 e i 30 anni, si è evidenziato infatti che il 45,2% delle persone ha trascorso dalle 2 alle 4 ore al giorno a guardare film o serie tv nel periodo della pandemia, mentre il 35,7 % trascorreva lo stesso lasso di tempo già nel periodo precedente a marzo 2020, quando l’epidemia Covid è scoppiata.Da un’altra indagine del 2020 (6) precedente al periodo della pandemia si è evidenziato come già allora le persone trascorressero in media 3h e 7 minuti al giorno su smart TV o piattaforme di streaming, dato che durante il lockdown si è ulteriormente incrementato. Da un recente studio relativo alla situazione pandemica, condotto da Dixit et al. nel 2020 (7) su un campione di 548 partecipanti appartenenti alla popolazione generale di quattro paesi del sud-est asiatico, si evidenzia che tale fenomeno si è infatti sensibilmente incrementato durante il lockdown e ha avuto importanti ripercussioni sulla qualità di vita dei soggetti: il 61% del campione ha riportato di aver sperimentato disturbi del sonno, il 53% di aver rinunciato ad alcune attività quotidiane (es. lavoro, studio) e il 38 % dei partecipanti ha riferito di aver vissuto situazioni conflittuali con i propri conviventi, a causa del tempo trascorso a guardare video online.

Rispetto alle motivazioni di tale comportamento, la maggior parte dei partecipanti (52,6%) ha trovato nel binge watching un modo per trascorrere il tempo e sfuggire alla noia, il 25% lo ha utilizzato per alleviare lo stress e il 15,7% per superare la solitudine. Questo ha portato gli autori ad assimilare il fenomeno del binge watching ad un meccanismo di coping disfunzionale, evidenziando come le persone abbiano tentato di sopprimere le sensazioni spiacevoli evocate dall’isolamento cercando un rifugio nella dimensione fantastica ed evasiva della serie televisiva.

A questo proposito è interessante notare che la serie tv più guardata durante la pandemia (8) sia stata Friends, un classico degli anni ‘90, che ci può dare delle informazioni in più su ciò che le persone hanno ricercato in questi mesi: in un periodo storico in cui la realtà esterna veniva percepita come pericolosa e i contatti sociali erano fortemente limitati (in particolare quelli amicali) la maggior parte delle persone sembra essersi rifugiata in serie tv rassicuranti, leggere e senza tempo, come dimostrato anche dalla presenza in classifica di altre serie appartenenti al genere sit-com.

QUANDO IL BINGE WATCHING PUO’ DIVENTARE PERICOLOSO?

Desideriamo a questo punto porre l’attenzione su alcune criticità, emerse in primo luogo dal lavoro clinico, che stimolino una riflessione sui rischi connessi a questa pratica e in particolare a quando essa può diventare pericolosa per la salute delle persone. Alcuni pazienti infatti ci hanno riportato di provare vissuti di forte ansia, depressione e senso di vuoto in concomitanza con la fine di alcune serie tv a cui si erano appassionati. I vissuti più frequenti erano quelli relativi all’essersi molto affezionati ai personaggi, tanto da considerarli in qualche modo familiari e da viverne con fatica la separazione (in concomitanza con la fine della serie tv), sviluppando la necessità di riempire immediatamente questo vuoto con l’inizio di una nuova serie. Questo ci ha molto interrogati come clinici, nel tentativo sia di comprendere meglio il fenomeno e le sue possibili conseguenze sulla salute delle persone, sia di ricercare se esista una correlazione tra tratti di personalità e la propensione ad andare incontro a questo comportamento.

Per quanto riguarda il primo punto, è bene evidenziare che il binge watching, se protratto nel tempo e praticato abitualmente per tempi molto lunghi, può rivelarsi pericoloso per il corpo e la salute degli utenti. In alcuni casi potrebbe addirittura arrivare a innescare un effetto importante sullo stato di salute, con conseguenze a livello sia medico sia psicologico, ad esempio:

  • disidratazione degli occhi e disturbi visivi
  • disturbi del sonno e alterazioni del ciclo sonno-veglia
  • perdita della cognizione temporale
  • problemi relazionali, comunicativi e affettivi
  • aumento dell’ansia o comparsa di sintomi ossessivo-compulsivi
  • sedentarietà, con conseguente aumento di peso
  • nervosismo e irritabilità
  • senso di vuoto e angoscia di separazione legato alla fine della serie tv, con possibile sviluppo di sintomi depressivi (“post-binge watching blues”, ovvero depressione da fine serie) e/o comparsa di sintomi da astinenza

In caso di comparsa di uno o più sintomi sopra elencati, è importante capire se si è di fronte a una fenomenologia simile alla dipendenza, caratterizzata da una difficoltà/impossibilità di astinenza dall’oggetto, che può portare ad una compromissione parziale o totale della vita della persona. Già nel 2015 un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas (9) ha evidenziato come il binge watching sia correlato a depressione, solitudine, incapacità di autogestirsi e obesità, e venga utilizzato, così come avviene per altri tipi di eccessi, per allontanarsi da sensazioni negative.

Cerchiamo di comprendere meglio come si manifesta la pericolosità di questo fenomeno che talvolta può essere di rilevanza clinica e può celare bisogni specifici non altrimenti soddisfatti. In alcuni studi (Ort et al., 2021) si evidenzia la possibile insorgenza del fenomeno nel contesto o in associazione ad altre condizioni cliniche, come ad esempio il binge eating o il binge drinking (10). Uno dei fili conduttori di queste condizioni è rappresentato proprio dalla connotazione “riempitiva” che assume la serie tv, così come il cibo, l’alcol o altri oggetti che subentrano in sostituzione di qualcosa che manca. Potrebbe essere, quindi, connotato come il tentativo di contrastare un possibile senso di vuoto in cui l’abbuffata in sé e, successivamente, la gara di abbuffata, sembrano assumere una valenza “relazionale” oltre che, come vedremo più avanti, una valenza identificatoria. Da qui la riflessione sulla possibilità che una massiccia espressione del fenomeno esponga il soggetto ad una potenziale pericolosità poiché il confine con lo sviluppo di una condizione di addiction è piuttosto labile e da valutare caso per caso. Le alienanti conseguenze delle restrizioni pandemiche inoltre hanno di gran lunga esasperato l’affido della relazionalità a mezzi digitali e a piattaforme in cui, attraverso film e serie tv, la persona cerca di assolvere a quei compiti di identificazione o di contatto con l’altro che di per sé hanno un valore evolutivo. Per questo motivo, a nostro parere, non è dunque pensabile demonizzare il fenomeno, ma bisogna capirne attentamente il significato e le sue possibili implicazioni. Nella sopra citata ricerca condotta da Yoon Sung Hi, Eun Kang Yeon e Wei-Na (2015), si osserva come gli effetti di questa pratica, all’apparenza innocua, siano a volte una sorta di reazione a catena da cui possono scaturire pericolose conseguenze.  Si è rilevato infatti come tratti depressivi, solitudine relazionale e mancanza di autocontrollo siano fattori di rischio per lo sviluppo di una potenziale condotta dipendente, che a sua volta può portare ad una sempre maggiore chiusura verso l’esterno; nei casi più gravi, ciò arriva ad influenzare fortemente diversi aspetti della vita sociale, economica e psicofisica della persona, innescando un circolo vizioso da cui risulta sempre più difficile uscire.

A questo proposito Sung afferma:

“Quando il binge watching diventa dilagante, gli spettatori possono iniziare a trascurare il proprio lavoro e le proprie relazioni con gli altri. Anche se le persone sanno che non dovrebbero, hanno difficoltà a resistere al desiderio di guardare episodi continuamente”.

Un ulteriore dato interessante rilevato da alcune ricerche (Zhang et al., 2017) (11) mette in evidenza un’associazione tra il binge watching e i disturbi dell’umore, i disturbi del sonno, l’affaticabilità e la compromissione dell’autoregolazione. Sempre nel 2017 Jan Van den Bulck (12) coordinatore della  Journal of Cinical Sleep Medicine, ha condotto una ricerca su un campione di 423 soggetti di età compresa tra 13 e 49 anni per valutare quanto la qualità del sonno incidesse con le abitudini di guardare video, film, serie ecc. Il risultato della ricerca ha dimostrato che il 75% del campione, che si era auto identificato come binge watcher, mostrava una probabilità di insonnia del 98% superiore agli altri. L’autore, a questo proposito, ha parlato anche di “eccitazione cognitiva” per indicare lo stato in cui la mente viene portata dall’escalation emotiva della serie tv, che crea un meccanismo di sovrastimolazione cerebrale, tale da rendere poi difficoltoso il sonno. Le persone infatti non si rendono conto delle ore che passano di fronte allo schermo proprio perché si innesca una sorta di iperattività da parte del cervello, a cui è difficile porre un limite. In un ulteriore studio del 2018 (13) Shim e Kim hanno indagato le differenze intra-individuali relative ad alcuni tratti psicologici, quali il sensation seeking (la tendenza a cercare sempre nuove esperienze e sensazioni) e il bisogno di cognizione, evidenziando come queste caratteristiche di personalità, oltre a risultare fortemente correlate a questo comportamento, possano incidere sulla motivazione al binge watching. Tutto questo ci fa riflettere su come alcune persone possano risultare più predisposte di altre a sviluppare questo tipo di comportamenti e sull’importanza di porre molta attenzione agli effetti che tali sequenze infinite di stimoli hanno sul nostro cervello e su quello dei nostri figli.

CONSEGUENZE A LIVELLO RELAZIONALE

La sfera relazionale è una delle prime ad essere compromessa quando si parla di un soggetto che pratica abitualmente binge watching. La serie tv soddisfa illusoriamente i bisogni somato-emozionali e riempie i vuoti affettivi, contribuendo ad un approvvigionamento emotivo evanescente, ma immediato: sappiamo infatti da vari studi e ricerche (14) che il digitale agisce sui circuiti dopaminergici a livello cerebrale, generando un senso di gratificazione, ma anche innescando un bisogno di continue “ricompense” cge favoriscono la fruizione compulsiva. La persona si ritrova così immersa in una realtà molto soddisfacente nel breve termine, ma illusoria, da cui non riesce a separarsi poiché estremamente coinvolgente, al punto da poterne diventare dipendente emotivamente: un attaccamento che spesso tende ad acuire il gap con la propria vita reale, attivando vissuti di angoscia, frustrazione e apatia.

Alcuni esempi di possibili conseguenze sono:

  1. innescarsi di comportamenti aggressivi di fronte a tentativi di interruzione della visione della serie tv da parte dei familiari
  2. riduzione di comunicazione all’interno del nucleo familiare e rinuncia ad altre attività ludiche o interattive che implichino una relazione
  3. a livello di coppia, possibile accentuazione di problematiche di comunicazione preesistenti, con conseguente aumento della distanza relazionale tra i partner
  4. tendenza alla passività e all’ansia sociale, legata a mancanza di relazioni reali e abitudine alla fruizione passiva di contenuti
  5. perdita di interesse per le attività quotidiane, in quanto non all’altezza del paragone con la vita dei personaggi delle serie tv
  6. identificazione totalizzante con uno o più personaggi della serie, al punto di arrivare alla costruzione di un Falso-Sé costruito sulla base di valori e credenze del proprio “idolo”.

Nei casi più gravi le relazioni reali possono essere percepite come un impedimento e un ostacolo alla compulsione, tanto da poter innescare condotte di ritiro e isolamento sociale. Uno studio descrittivo condotto da Wheeler per la Georgia Southern University ha evidenziato che i soggetti (studenti di college) che ottenevano alti punteggi nella scala di attaccamento ansiosoExperiences in Close Relationships Revised” (ECR-R; Fraley, Waller, & Brennan, 2000) erano quelli che più frequentemente ricorrevano al binge watching come comportamento (15). Questo fa riflettere sul fatto che soggetti con tendenze ansiose rispetto alle relazioni sociali e con paura dell’abbandono possano più facilmente andare incontro a questo tipo di comportamenti in una forma sregolata, quasi come antidoto alle relazioni, ricercando nella serie tv surrogati ai rapporti sociali che non riescono a gestire e trovando in esse una fuga da questi ultimi. Spesso nei racconti di alcuni pazienti, riscontriamo infatti come l’abbuffata da serie televisive (così come altri comportamenti che includono il sovrautilizzo del device tecnologico) assuma la funzione di anestetico rispetto ad una dimensione relazionale troppo faticosa e difficile da gestire (16).

COME INTERVENIRE E QUANDO È UTILE CHIEDERE AIUTO

Di fronte a un comportamento di questo tipo, può essere importante per i familiari prestare molta attenzione ad alcuni aspetti per capire se è necessario intervenire o eventualmente rivolgersi a un professionista:

  1. Tempo dedicato: la persona passa la maggior parte delle ore del giorno a guardare serie tv o davanti ad uno schermo
  2. Esclusività: l’unico interesse della persona si concentra sulla visione della serie tv e qualunque altra attività è percepita come un’invasione o un ostacolo alla soddisfazione del bisogno
  3. Incidenza sulla relazionalità: la visione della serie tv viene vissuta in solitudine o come alternativa a momenti di relazione con familiari o amici, con conseguente progressiva rinuncia alle relazioni sociali e, in casi estremi, ad attività quotidiane lavorative o scolastiche.

Non bisogna temere di chiedere il parere di un esperto quando si percepisce che la situazione sta sfuggendo di mano o quando diventa ingestibile e incontrollabile, sia in prima persona che in veste di genitori. Secondo il nostro modello, oltre a prestare attenzione agli aspetti inerenti la regolazione del tempo trascorso guardando serie tv, è fondamentale comprendere quali fattori inducano la persona a dedicarsi a questa pratica perché, quando il tempo dedicato è estremamente elevato e trascorso in solitudine, potrebbe esserci, come abbiamo visto, un tentativo di trovare in essa un rifugio o una fuga da una realtà faticosa o da vissuti di insoddisfazione relativi alla propria vita.  Come Istituto di Psicosomatica Integrata e come sede dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, spesso riceviamo richieste da parte di genitori preoccupati del fatto che i propri figli trascorrano molto tempo chiusi in camera a guardare serie tv o impegnati in altre attività “digitali”. Un suggerimento che ci sentiamo di dare ai genitori che si rivolgono a noi come esperti di queste problematiche è quello di creare momenti in cui condividere la visione di queste serie con i propri figli per comprendere meglio qual è il loro mondo.

A questo proposito, è infatti importante aver chiaro che le serie tv costituiscono di fatto i “miti di oggi” (17) e dunque racchiudono spesso per l’adolescente o il giovane-adulto aspetti identificativi essenziali, che sono molto importanti da comprendere per il genitore, aspetti di cui spesso ci occupiamo anche in terapia nel lavoro con gli adolescenti. A volte, anche all’interno della relazione terapeutica, i ragazzi ci chiedono di condividerne la visione, permettendoci di entrare in contatto con il loro mondo e di capire meglio quali difficoltà evolutive stanno affrontando. Esiste, ad esempio, una varietà di serie tv con un grosso seguito giovanile e un certo potere attrattivo nella società attuale, che confermano il tentativo di rispondere al bisogno di identificazione dei ragazzi. Una tra queste è “Bojack Horseman”, una serie tv animata che, nella complessità dei suoi personaggi e nella singolarità del suo formato, sembra ben rappresentare i sentimenti di smarrimento e di vuoto, che vanno facendosi sempre più strada tra gli adolescenti e i giovani adulti di oggi.

Se la serie tv è parte del mondo dell’adolescente non possiamo dunque pensare di starne fuori perché questo rischia di aumentare le distanze relazionali, mentre può essere importante rielaborarne insieme i contenuti, operazione che nella visione fine a se stessa solitamente non si verifica. Quello che manca spesso è lo spazio di condivisione, che operi la funzione di filtro tra il contenuto mediatico/digitale e il soggetto; questa mancanza spesso genera vissuti difficili da gestire (come negli esempi clinici precedentemente riportati), mentre se tali vissuti vengono condivisi con gli adulti hanno alcune possibilità di essere rielaborati. Il punto fondamentale dunque è comprendere che cosa rappresenta la serie tv, che è molto diverso dal censurare o dallo screditare quel comportamento, ma implica il tentativo di “mettersi nei panni” del ragazzo e di entrare nel suo mondo.

Riassumiamo qui alcune domande, che pensiamo sia utile porsi come genitori:

  1. Qual è il tempo medio trascorso a guardare serie tv?
  2. La visione della serie è un’attività che si compie in solitudine o è condivisa?
  3. La serie tv rappresenta un rifugio da una realtà esterna faticosa o solo una tra le tante attività della giornata?
  4. I personaggi della serie sono una fonte di ispirazione/identificazione?
  5. Se si, in quale personaggio della serie i ragazzi si identificano? In quali aspetti il personaggio diventa fonte d’ispirazione e perché?

Come adulti responsabili, è bene dunque prestare attenzione a tutti i segnali sopra elencati, evitando di riempire qualunque momento di vuoto con l’utilizzo di dispositivi digitali o con la visione di serie tv e piuttosto integrando tali attività con altre, che favoriscano la relazione e lo sviluppo di capacità creative. Il punto, come abbiamo visto, non è solo imparare a regolare il tempo trascorso guardando serie tv, ma condividere con i ragazzi spazi di confronto anche su questi argomenti ed essere capaci d’integrare tutto questo con altro, in modo da abituare il nostro cervello alla possibilità di godere non solo di “realtà virtuali”, ma anche di relazioni reali.

“Il brutto della dipendenza è che non finisce mai bene. Perchè ad un certo punto qualunque cosa sia quella che ti fa stare bene… smette di farti bene… e comincia a farti male. Eppure dicono che non ti togli il vizio finché non tocchi il fondo, Ma come fai a sapere quando l’hai toccato? Non importa quanto una cosa ci faccia male… certe volte rinunciare a quella cosa fa ancora più male”. Dalla serie tv Grey’s Anatomy

BIBLIOGRAFIA

Exelmans L., Van den Bulck J., Binge viewing, sleep, and the role of pre-sleep arousal, Journal of Clinical Sleep Medicine, 13 (08), 2017, pp. 1001-1008

Lavenia G., Le dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura, Giunti, 2018.

Marazziti D., Presta S., Picchetti M., Dell’Osso L., Dipendenze senza sostanza: aspetti clinici e terapeutici, Journal of Psychopathology 2015; 21:72-84

Ort A., Wirz D.S., Fahr A., Is binge-watching addictive? Effects of motives for TV series use on the relationship between excessive media consumption and problematic viewing habits, 2021.

Scognamiglio R.M. e Russo S.M., Adolescenti digitalmente modificati (ADM). Competenza somatica e nuovi setting terapeutici, Mimesis, 2018.

Shim, H., & Kim, K. J. An exploration of the motivations for binge-watching and the role of individual differences. Computers in Human Behavior, 82, 2018, pp. 94–100.

Sung, Y. H., Kang, E. Y., Lee, W. N., A Bad Habit for Your Health? An Exploration of Psychological Factors for Binge – Watching Behavior. International Communication Association, 2015.

NOTE

1 https://www.hallofseries.com/news/binge-watching-serie-tv-tempo/

https://about.netflix.com/it/news/netflix-binge-new-binge-scale-reveals-tv-series-we-devour-and-those-we-savor-1

2 https://www.smartworld.it/streaming/netflix-binge-watching-italia.html

3 Nella classifica dei paesi col maggior numero di Binge Racer si segnalano in testa Canada, Stati Uniti e Danimarca. In Italia la percentuale più alta a livello globale di Bing Racer è per le serie tv “Breaking Bad” e “Atypical”.

https://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/17_ottobre_17/fenomeno-binge-racing-netflix-si-divorano-serie-tv-24-ore-59e94cd0-b353-11e7-9cef-7c546dada489.shtml

4 https://www.culturedigitali.org/netflix-e-binge-racing/

5 https://www.laredazione.net/binge-watching-la-scorpacciata-di-serie-tv/

6 https://www.digitaldictionary.it/blog/report-digital-2020-scenario-digitale-mondo-e-italia

https://wearesocial.com/it/digital-2020-italia (dati presenti alla slide 22)

7  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7219409/

8https://www.optimagazine.com/2020/12/18/le-serie-tv-piu-viste-nel-2020-in-binge-watch-il-1-posto-di-un-classico-con-piu-di-25-anni-dice-molto-di-questo-annus-horribilis/2021232

9 https://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-01/ica-fol012615.php

10 https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352853220301401

11 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28120866/

12 https://jcsm.aasm.org/doi/10.5664/jcsm.6704 https://www.repubblica.it/scienze/2017/08/22/news/le_serie_tv_non_bastano_mai_ecco_perche_ci_rubano_il_sonno-173640329/

13 https://psycnet.apa.org/record/2018-05653-010

14, 16, 17 Scognamiglio R.M. e Russo S.M. (2018)

15  https://digitalcommons.georgiasouthern.edu/honors-theses/98/


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