Designare il rapporto personale con la ferita

Nella misura in cui gli eventi si effettuano in noi, ci aspettano e ci aspirano, ci fanno segno: “La mia ferita esisteva prima di me, io sono nato per incarnarla.” Giungere a tale volontà che ci è fatta dall’evento, diventare la quasi-causa di ciò che si produce in noi, l’Operatore, produrre le superfici o i duplicati in cui l’evento si riflette, in cui esso si ritrova incorporeo e manifesta in noi lo splendore neutro che l’evento possiede in sé come impersonale e preindividuale, al di là del generale e del particolare, del collettivo e del privato-cittadino del mondo. “Tutto era già al suo posto negli eventi della mia vita prima ancora che io li facessi miei, e viverli è trovarmi tentato di uguagliarmi ad essi come se dovessero ricavare soltanto da me ciò che hanno di meglio e di perfetto.”

Logique du sens, Gilles Deleuze (1969)

Comments

2 comments on “Designare il rapporto personale con la ferita”
  1. Giuseppe Cesa ha detto:

    A me pare che in questa posizione ci sia un eccesso di accettazione passiva degli eventi. Da millenni l’essere umano ha imparato a modularsi tra gli estremi dell’accettazione passiva del confluire degli eventi e il delirio onnipotente della volontà di potenza. Spesso e volentieri non è facile capire cosa va accettato e cosa cambiato; è proprio in questo discernimento che si giocano o si sprecano le proprie energie.

  2. Matteo Fumagalli ha detto:

    In questo passo del filosofo Deleuze, il concetto di ferita è la chiave d’ingresso per una riflessione sul tema dell’evento. All’evento della ferita, la risposta non può essere una sua passiva accettazione (risentimento) ma l’incessante lavoro di donargli un senso, proprio a partire da un’intensificazione della volontà. “Al mio gusto della morte” dice Bousquet, “che era fallimento della volontà, io sostituirò una voglia di morire che sia l’apoteosi della volontà.”

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