“Con Luca non si può parlare!”: un caso paradigmatico della Nuova Clinica

Negli ultimi 30 anni la rivoluzione tecnologica ha riscritto le forme del malessere e questo ha comportato una messa in discussione dei paradigmi della psicoterapia analitica e l’esigenza di trovare nuovi modelli della cura che possano far fronte alle problematiche di quella che Scognamiglio e Russo hanno denominato “Nuova Clinica”. 

Si tratta di pazienti che presentano diversi deficit sul piano emotivo-relazionale che impediscono l’incontro con l’altro e producono forme di evitamento e di isolamento sociale. 

Questi pazienti presentano elevati livelli di reattività corporea e disregolazione che tengono sotto controllo attraverso l’iperstimolazione digitale. Essi mettono a dura prova il setting terapeutico, in quanto rifuggono la relazione con il terapeuta e prediligono l’immersione nell’habitat digitale. 

Come fare, dunque, ad incontrare questi pazienti che apparentemente non vogliono essere incontrati

Scognamiglio e Russo propongono un cambio di paradigma, a partire dall’abbandono di modelli preimpostati della cura, per tendere verso una terapia che permetta di sintonizzarsi con le diverse modalità di espressione del paziente. Il setting deve essere costruito in funzione del paziente, andando lì dove soffre, non assecondando a priori un modello terapeutico. 

In questo articolo, pubblicato sul portale Psicologia-Psicoterapia.it, i due autori illustrano un caso della Nuova Clinica in cui il terapeuta cerca di sintonizzarsi con il paziente, abbandonando il livello della comunicazione verbale in favore di quello non verbale, della comprensione al di là della parola, con l’obiettivo di lavorare alle precondizioni del dialogo che permettono la costruzione di una zona di incontro. La priorità del terapeuta con questa tipologia di persone è quella di costruire uno stato di comfort nel paziente che lo predisponga all’incontro con l’altro.


Lavorare sulle precondizioni del dialogo significa incontrare il paziente nel rispetto delle sue difficoltà, abbandonando l’idea di dover rompere le resistenze, in favore di una prospettiva che sottolinea aspetti di sintonizzazione affettiva reciproca che si costruisce e ricostruisce durante tutto il processo terapeutico. Il lavoro con la Nuova Clinica presuppone l’utilizzo di un modello debole, dove il terapeuta non applica una tecnica a priori, ma adatta il setting in base alle esigenze del paziente e della diade, costruendo un lavoro in costante divenire che osserva il processo del suo compiersi e lo rende evoluzione.

HAVE A LOOK e leggi l’articolo.


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