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CALDO E DOLORE: come le alte temperature possono influenzare il rapporto con il dolore

di Vasco Caccia

Il caldo può influenzare la percezione del dolore, talvolta rendendolo più acuto o difficile da gestire? Sì, scopriamo il perchè.

Per comprendere meglio il legame tra caldo e dolore, conviene distinguere due tipi di effetti: i diretti, che agiscono sul sistema nervoso e sui recettori del dolore, e gli indiretti, che riguardano l’impatto del caldo su stile di vita, sonno, movimento e umore.

I MECCANISMI DIRETTI CALDO-CALORE:

Ti capita, nei giorni molto caldi, di percepire il caldo come particolarmente irritante sulla pelle, anche se non sei esposto a temperature estreme o ad una scottatura?

Siamo abituati a pensare al dolore come qualcosa che coinvolge muscoli ed articolazioni, ma esiste anche un altro tipo di dolore, meno noto: il dolore da sensibilità termica.

Questo tipo di percezione è mediato da recettori specifici della pelle, i nocicettori termici, tra cui i canali TRPV1 (recettori sensibili al calore e ad altre sostanze irritanti). Si trovano a livello periferico, cioè nelle terminazioni nervose dei tessuti come pelle e mucose, e si attivano normalmente quando la temperatura supera i 43–45 °C, generando una sensazione pungente e bruciante, simile ad una scottatura. In condizioni di infiammazione – acuta o cronica – questi recettori diventano più sensibili e iniziano ad attivarsi anche a temperature fisiologiche (35–38 °C).1 Il risultato è un abbassamento della soglia di attivazione del dolore termico: stimoli che normalmente non dovrebbero far male, diventano fastidiosi o dolorosi. Se l’esposizione al caldo è prolungata, oppure il corpo è in uno stato infiammatorio di base, questi recettori possono restare iperattivi, amplificando la percezione di dolore termico2.

Dunque potrebbe non essere il caldo in sè il vero responsabile, ma un’alterata reattività del sistema corporeo.

Ti è mai successo, in giorni particolarmente caldi, di essere anche più irritabile e nervoso e di sopportare meno il dolore?

L’esposizione a temperature elevate coinvolge il sistema nervoso autonomo (SNA), la parte del sistema nervoso che regola funzioni vitali involontarie, come la termoregolazione, il battito cardiaco o la pressione sanguigna.
In particolare, viene coinvolto il ramo simpatico, responsabile delle risposte di adattamento allo stress (come il caldo), che stimola la sudorazione, la dilatazione dei vasi sanguigni e un aumento dello stato di vigilanza.3

L’aumento della temperatura corporea viene rilevato dall’ipotalamo anteriore, una regione del cervello che agisce come un vero e proprio termostato interno. Questo stimola una serie di risposte fisiologiche per disperdere il calore e ristabilire l’equilibrio:

Queste risposte sono coordinate da un’aumentata attività simpatico-adrenergica (cioè da un incremento di sostanze come adrenalina e noradrenalina, che aumentano la prontezza e l’energia del corpo). Se questo stato si mantiene nel tempo, può portare anche a un aumento dell’eccitabilità del sistema nervoso, che rende il corpo più reattivo agli stimoli – compresi quelli dolorosi.4

Questo fenomeno può diventare particolarmente rilevante in persone che soffrono già di dolori cronici o persistenti: il caldo, in questi casi, può abbassare la soglia di tolleranza agli stimoli dolorosi, rendendo più intensa e difficile da gestire la percezione del dolore.

Questi effetti risultano particolarmente intensi in persone con disturbi dolorosi cronici, come fibromialgia o emicrania, dove il caldo agisce come uno stress aggiuntivo che può peggiorare la percezione del dolore e complicare la gestione quotidiana della sintomatologia.”56

I MECCANISMI INDIRETTI CALDO-DOLORE:

Il legame indiretto tra caldo e dolore si può articolare in tre macro aree:

1. Le elevate temperature notturne e il disagio corporeo che ne deriva possono diventare un fattore importante di disturbo del sonno, influendo sulle fasi profonde (NREM), che sono fondamentali per il recupero psico-fisico del nostro organismo7. Il problema? Un sonno non rigenerante rende il cervello meno capace di “filtrare” il dolore, facendoci sentire tutto più amplificato. Per questo motivo, anche in soggetti sani, una scarsa qualità del riposo dovuta al caldo può aumentare la sensibilità al dolore8.

2. Il caldo può alimentare uno stile di vita più sedentario e un’ipomobilità, dovuti da maggiore spossatezza. Meno movimento significa meno drenaggio e maggiore ristagno di liquidi, che possono portare a maggiore congestione tissutale, un accumulo di sangue in un organo o parte del corpo. Questo porta ad un aumento del disagio a livello muscolo-scheletrico. La mancanza di movimento, inoltre, rallenta i meccanismi di regolazione del dolore.910

3. Il caldo può aumentare il rischio di disidratazione lieve. Con l’aumento delle temperature, la sudorazione aumenta, portando a una maggiore perdita di acqua e sali minerali. Quando è disidrato, il corpo fatica di più a mantenere l’equilibrio, rendendo muscoli e nervi più reattivi e aumentando il rischio di crampi o tensioni11. Anche l’intestino può risentirne attraverso gonfiore e stitichezza12. Pertanto, idratarsi bene è un’ abitudine fondamentale per l’equilibrio sistemico dell’organismo, aiutando non solo a rinfrescarsi, ma anche a sentirsi meno contratti e affaticati.

UN RISULTATO POSSIBILE? IL SOVRACCARICO ALLOSTATICO

Tutti i fattori fin qui analizzati concorrono ad aumentare quello che viene definito carico allostatico dell’organismo. Questo termine descrive il “peso” fisiologico sostenuto dai sistemi di regolazione – come il sistema nervoso autonomo, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), il sistema immunitario e quello neuroendocrino – quando lo stress diventa cronico o mal gestito. È una vera e propria forma di usura biologica: il prezzo che il corpo paga quando i meccanismi di adattamento vengono attivati in modo prolungato o inefficace131415.

Più il corpo è costretto a compensare, meno risorse rimangono per le altre funzioni. Questo stato può manifestarsi anche in assenza di patologie conclamate o condizioni croniche: uno stress ambientale prolungato (come un’estate torrida) può contribuire a superare la capacità di regolazione dell’organismo e portare a uno squilibrio sistemico16. Quando il carico allostatico si accumula – cioè quando l’attivazione dei sistemi di adattamento avviene ripetutamente e in modo prolungato – l’organismo entra in una sorta di riserva funzionale ridotta. In questa condizione, diventa più vulnerabile a diversi disturbi, tra cui quelli legati alla percezione del dolore17.


Il caldo quindi, di per sé, non crea dolore, ma, soprattutto in un corpo già “scarico”, può:

In questo contesto, anche la componente psicologica ha un peso significativo: siamo più inclini a interpretare negativamente ciò che sentiamo. Possono aumentare l’ansia anticipatoria, i pensieri catastrofici e i comportamenti di evitamento. Questi fattori mantengono attivi i circuiti dello stress, contribuendo a un ulteriore sovraccarico allostatico, in un circolo che si autoalimenta18. In sintesi: non solo percepiamo di più, ma rischiamo di interpretare peggio e regolare meno efficacemente ciò che percepiamo.

Come può aiutarti un osteopata e l’equipe di un Istituto di Psicosomatica Integrata e dell’Associazione Italiana di Psicologia Psicosomatica?

All’interno dell’ Istituto di Psicosomatica e dell’Associazione Italiana di Psicologia Psicosomatica, l’intervento osteopatico si inserisce in una cornice multidisciplinare, che include anche professionisti come psicologi, psicoterapeuti, educatori, psichiatri e naturopati.

Questa prospettiva consente di affrontare il dolore non solo sul piano corporeo, ma anche nelle sue componenti emotive, relazionali e sistemiche, valorizzando l’integrazione tra corpo e mente.


BIBLIOGRAFIA:

  1. Liedtke, W. B., & Heller, S. (Eds.). (2007). The role of TRP channels in thermosensation. In TRP ion channel function in sensory transduction and cellular signaling cascades. CRC Press. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK5244/ ↩︎
  2. Devesa, I., Planells-Cases, R., Fernández-Ballester, G., González-Ros, J. M., Ferrer-Montiel, A., & Fernández-Carvajal, A. (2011). Role of the transient receptor potential vanilloid 1 in inflammation and sepsis. Journal of Inflammation Research, 4, 67–81. https://doi.org/10.2147/JIR.S12978. ↩︎
  3. Niimi, Y., Matsukawa, T., Sugiyama, Y., Shamsuzzaman, A. S., Ito, H., Sobue, G., & Mano, T. (1997). Effect of heat stress on muscle sympathetic nerve activity in humans. Journal of Autonomic Nervous System, 63(1–2), 61–67. https://doi.org/10.1016/s0165-1838(96)00134-8
    ↩︎
  4. Fechir, M., Schlereth, T., Kritzmann, S., Balon, S., Pfeifer, N., Geber, C., Breimhorst, M., Eberle, T., Gamer, M., & Birklein, F. (2009). Stress and thermoregulation: Different sympathetic responses and different effects on experimental pain. European Journal of Pain, 13(7), 691–699. https://doi.org/10.1016/j.ejpain.2008.08.008 ↩︎
  5. Oliva, V., Gregory, R., Brooks, J. C. W., & Pickering, A. E. (2022). Central pain modulatory mechanisms of attentional analgesia are preserved in fibromyalgia. Pain, 163(1), 125–136. https://doi.org/10.1097/j.pain.0000000000002319 ↩︎
  6. Schwedt, T. J., Krauss, M. J., Frey, K., & Gereau, R. W. IV. (2011). Episodic and chronic migraineurs are hypersensitive to thermal stimuli between migraine attacks. Cephalalgia, 31(1), 6–12. https://doi.org/10.1177/0333102410365108 ↩︎
  7. Okamoto-Mizuno, K., & Mizuno, K. (2012). Effects of thermal environment on sleep and circadian rhythm. Journal of Physiological Anthropology, 31(1), 14. https://doi.org/10.1186/1880-6805-31-14 ↩︎
  8. Schrimpf, M., Liegl, G., Boeckle, M., Leitner, A., Geisler, P., & Pieh, C. (2015). The effect of sleep deprivation on pain perception in healthy subjects: A meta-analysis. Sleep Medicine, 16(11), 1313–1320. https://doi.org/10.1016/j.sleep.2015.07.022 ↩︎
  9. Belavy, D. L., Van Oosterwijck, J., Clarkson, M., Dhondt, E., Mundell, N. L., Miller, C. T., & Owen, P. J. (2021). Pain sensitivity is reduced by exercise training: Evidence from a systematic review and meta-analysis. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 120, 100–108. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2020.11.012 ↩︎
  10. Ganesh, G. S., Khan, A. R., Das, S. P., Khan, A., Alqhtani, R. S., Alshahrani, A., Jarrar, M. A. M., & Ahmed, H. (2023). Effectiveness of motor control exercise, aerobic walking, and muscle strengthening programs in improving outcomes in a subgroup of population with chronic low back pain positive for central sensitization: A study protocol for a randomized controlled trial. Trials, 24(1), 319. https://doi.org/10.1186/s13063-023-07316-x ↩︎
  11. Nilssen, P. K., Johnson, K. B., Hiller, W. D. B., Miller, T. K., & Connolly, C. P. (2024). Exercise-associated muscle cramps in Ironman-distance triathletes over 3 decades. Clinical Journal of Sport Medicine: Official Journal of the Canadian Academy of Sport Medicine. Advance online publication. https://doi.org/10.1097/JSM.0000000000001276 ↩︎
  12. Arnaud, M. J. (2003). Mild dehydration: A risk factor of constipation? European Journal of Clinical Nutrition, 57(Suppl 2), S88–S95. https://doi.org/10.1038/sj.ejcn.1601907
    * ↩︎
  13. McEwen, B. S., & Seeman, T. (1999). Protective and damaging effects of mediators of stress: Elaborating and testing the concepts of allostasis and allostatic load. Annals of the New York Academy of Sciences, 896(1), 30–47. https://doi.org/10.1111/j.1749-6632.1999.tb08103.x ↩︎
  14. McEwen, B. S. (2000). Allostasis and allostatic load: Implications for neuropsychopharmacology. Neuropsychopharmacology, 22(2), 108–124. https://doi.org/10.1016/S0893-133X(99)00129-3 ↩︎
  15. McEwen, B. S. (2006). Protective and damaging effects of stress mediators: Central role of the brain. Dialogues in Clinical Neuroscience, 8(4), 367–381. https://doi.org/10.31887/DCNS.2006.8.4/bmcewen ↩︎
  16. Guidi, J., Lucente, M., Sonino, N., & Fava, G. A. (2021). Allostatic load and its impact on health: A systematic review. Psychotherapy and Psychosomatics, 90(1), 11–27. https://doi.org/10.1159/000510696 ↩︎
  17. Juster, R. P., McEwen, B. S., & Lupien, S. J. (2010). Allostatic load biomarkers of chronic stress and impact on health and cognition. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 35(1), 2–16. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2009.10.002 ↩︎
  18. Juster, R. P., McEwen, B. S., & Lupien, S. J. (2010). Allostatic load biomarkers of chronic stress and impact on health and cognition. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 35(1), 2–16. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2009.10.002
    ↩︎

Vasco Caccia
Osteopata, tecnico avanzato di “Riequilibrio posturale ad approccio globale” Metodo Raggi®, formato al modello Somatic Competence®.
Link bio: https://www.somatologia.it/chi-siamo/vasco-caccia

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