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Elmgreen & Dragset | “Useless bodies?” in mostra a Milano

31 Mar – 22 Ago 2022, Fondazione Prada

Cosa resta di noi, corpi che tentano di rimanere umani davanti all’incessante avanzare di una realtà sempre meno virtuosa e sempre più virtuale? Come possiamo colmare quel senso di vuoto e inutilità che viene scartato e nascosto, ma paradossalmente incentivato, dall’invenzione tecnologica? Queste sono solo alcune delle domande che scaturiscono dall’immediatezza performativa delle sculture del duo artistico Elmgreen e Dragset, esposte lungo 3000 m2 della Fondazione Prada tra i due piani del Podium, la galleria Nord e la Cisterna.

La prima sezione della mostra immerge lo spettatore in uno spazio costellato di figure immobili, assorte e dominate da una forte plasticità e indelebile fissità. Le lunghe distanze che appiattiscono il rapporto tra un soggetto e l’altro sembrano essere colmate solamente dalla tridimensionalità di alcuni sguardi: il bagnino che con il binocolo scruta il bambino intento ad osservare il fucile nella teca; l’uomo che fuma al balcone e si perde al di là della vetrata; i ragazzi con il visore che piombano nell’estasi della realtà aumentata.

“In un’epoca in cui la mercificazione dei dati personali da parte delle aziende tecnologiche è di dominio pubblico – seppur inutilmente – e l’influenza di queste organizzazioni su ogni aspetto della nostra vita è sempre più dilagante, ci fa un po’ paura pensare al ruolo futuro dei nostri corpi.”
Elmgreen & Dragset

La mostra continua, poi, con un’esaltazione dell‘ horror vacui con cui l’essere umano si ritrova a convivere, rinunciando all’atto creativo per potersi rifugiare nella tranquillità seriale dell’iper-modernità. Ad accompagnare questi pensieri è l’ambientazione di un ufficio ormai abbandonato, sulle cui 70 scrivanie alloggiano alcuni particolari oggetti che, passo dopo passo, lasciano traccia di una o più possibili storie.

La devitalizzazione dell’esistenza, infine, si staglia con tutta la sua intensità nella rappresentazione di una modernità asettica e mortifera, satura di acciaio, di geometrie concave e vuote, elementi dell’estetica apprezzabile ma inutili da un punto di vista pragmatico. Qui emerge l’imponenza della pura contemplazione: una cucina senza fornelli, un caminetto senza fuoco, una piscina abbandonata, cartelli stradali specchiati, due amanti imbavagliati e un cadavere sistemato in quella che sembra essere la parete di un obitorio. Non servono spiegazioni per apprendere il messaggio che gli artisti hanno voluto trasmettere con una tale indiscrezione: il tempo della vita è solo un luogo di passaggio e solo a noi tocca trarne il giusto valore, cercando di vivere con consapevolezza la complessità sociale che ci spinge verso queste e molte altre forme di apparente benessere.

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