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IL TRATTAMENTO SINGLE CASE DI UN PREADOLESCENTE CON DISTURBO PERVASIVO DELLO SVILUPPO

L’Istituto di Psicosomatica Integrata ha pubblicato sulla rivista ACTA SCIENTIFIC PAEDIATRICS l’articolo A Sample Case of Treatment of a Preadolescent with Pervasive Developmental Disorder in Milan in 2013 di Riccardo Marco Scognamiglio, Simone Matteo Russo, Alberto Carlo Zerbini, Donata Colombini e Matteo Fumagalli.

La pubblicazione deriva da una tesi di ricerca svolta con l’Università degli Studi Milano-Bicocca. L’obiettivo è stato quello di valutare l’efficacia del modello proprio della Psicosomatica Integrata mediante il single case di un adolescente affetto da Disturbo Pervasivo dello Sviluppo. In particolare, all’interno di un intervento multidisciplinare e multisetting, l’équipe dell’Istituto ha lavorato con tecniche di mediazione corporea in grado di migliorare parametri cognitivi e percettivo-motori, nonché comportamentali. Quest’ultimo aspetto è dovuto alla presa di contatto tra terapeuta e paziente sul piano emotivo, effettuata attraverso l’ascolto del corpo.

Le valutazioni sono state eseguite su base settimanale, oltre a due di follow-up dopo la fine del trattamento, attraverso le seguenti scale:

• The Psycho Educational Profile 3 (PEP3) per valutare il livello di sviluppo delle aree dei pazienti come cognizione, motricità e comportamento inconsapevole;

• Il test di sviluppo della percezione visiva (TPV) al fine di misurare i cambiamenti corporei nelle capacità percettive;

• Il colloquio semistrutturato PEP3 è stato presentato ai genitori del paziente, al fine di valutare i comportamenti adattivi alla vita sociale, all’autonomia personale, alle capacità cognitive e alle competenze affettivo-relazionali al di fuori del contesto terapeutico.

I risultati hanno messo in evidenza come lavorare attraverso il corpo produca una serie di cambiamenti a livello percettivo-motorio e cognitivo. In particolare, secondo il modello di Psicosomatica Integrata, l’efficacia maggiore è derivata dall’attenzione relazionale all’interno del setting, in grado di favorire nel paziente una condivisione degli affetti e un maggiore processo di simbolizzazione.

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