IN VIRUS VERITAS | WEB TALK | 15 APRILE 2020

La diffusione del Virus e le misure restrittive che ne derivano ci espongono ad una nuova realtà: il mondo di ciascuno si limita alle pareti di casa e questo riduce e trasforma lo “stare con l’altro”. Il mondo fuori ci è per lo più precluso, lo sguardo si rivolge verso l’interno e il solo mezzo che ci consente di coltivare una relazionalità e uno sguardo sull’esterno è la finestra digitale costituita dal web.

Sono molti i dati che parlano di nuove abitudini e nuovi modi per avvicinarsi all’altro, per mantenere un contatto anche nella distanza. Facebook ad esempio rileva la propria messaggistica in crescita del 50% e il tempo speso nelle chiamate di gruppo da parte degli utenti aumentato oltre il mille percento. Anche WhatsApp ha annoverato una crescita talmente forte da esser stato costretto a ridurre le durate dei video del proprio stato. Sono dati che raccontano dell’esigenza umana di condividere, scambiare idee, canalizzare emozioni. In questa direzione, anche la presenza di post e dirette sui social sembra essere incrementata.

Si assiste quindi ad un sovraccarico della rete, che ospita forse più che mai emozioni forti e iper-attivazioni alla ricerca di un posto, un canale di scarica, o una forma di espressione. In tal senso si osservano fenomeni di vitale umanità: proprio sui social, sebbene sovraccarichi e testimoni di una fatica collettiva, sembrano innanzitutto veicolare una coesione sociale e forme di solidarietà più presenti del solito. Dai flash mob sui balconi alle foto dei carrelli della spesa lasciati pieni, fuori dai supermercati, per chi ne avesse bisogno, ai molteplici professionisti che offrono anche gratuitamente i propri servizi online a chi è in difficoltà. D’altro canto, non mancano manifestazioni di emozioni negative, a volte nella loro forma più estrema: ad esempio post di attacco all’ “altro minaccioso e untore”.

Le emozioni che circolano sono varie e sfaccettate, ma quello che pare emergere osservando la rete è proprio una marcata polarità degli estremi: grande altruismo e positività insieme a forte aggressività e paura. Sembrano fare da eco alla dimensione della vita e della morte, gli estremi per eccellenza, che si manifestano più intensamente proprio durante gli stati emergenziali.

Questa circostanza complessa ci conduce a fare i conti con il ciclo dell’esistenza, con la caducità che riguarda l’essere umano. Non è così immediato il confronto con certi temi, non lo è per le menti occidentali che da sempre rinforzano l’illusione di prosperità, negando la decadenza.

I filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon insieme a Riccardo Marco Scognamiglio, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Psicosomatica Integrata, mediati da Alessia Leoni, psicoterapeuta, e Andrea Zoccarato, psicologo psicosomatologo, affronteranno questi e altri temi mercoledì 15 alle 21:00. Indagheranno cosa accade a mente e corpo quando costretti a confrontarsi col virtuale, con la possibilità di contatto fisico e moto molto ridotta. Si confronteranno soprattutto su come impiegare le emozioni soverchianti che le circostanze suscitano, anche nella prospettiva di un futuro migliore. Incluso “il domani” oltre il lockdown, in cui le vite potrebbero cambiare, non solo per i lasciti del virus e della paura, ma anche per le consapevolezze e la conoscenza di sé maturata, nel tentativo di costruire, se possibile, i presupposti per una società sempre più umana e sensibile al prossimo.

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