Non è solo un gioco: Super Mario e la grande missione per ritrovare l'immersività offline

Alla Deep Scrolling Experience del 18 gennaio in Triennale una tavola rotonda ha visto psicologia, filosofia ed arte a confronto sulle dipendenze tecnologiche.

Oggi siamo qui per far capire che la cultura è ecologica, la cultura è la nostra grande terapia, lArte è la nostra grande terapia”. Così sabato 18 gennaio, immersi nella forza espressiva di opere come “Addolorata concezione” e “Babydrone” dell’artista contemporaneo Federico Clapis, Riccardo Marco Scognamiglio, fondatore e direttore scientifico dellIstituto di Psicosomatica Integrata e direttore della Scuola di Psicoterapia Analitica di Gruppo Nuova Clinica e Nuovi Setting, ha aperto la Deep Scrolling Experience, il Concept Day di confronto tra arte e scienza, ospitato da Triennale Milano.

Abbiamo voluto oggi questo incontro quasi utopico, per ritrovare nell’arte un senso della psicoterapia, rinnovando il senso infinito del nostro essere e della nostra complessità. Larte è capace di dire qualche cosa della verità dei corpi. La Psicologia Psicosomatica nasce in una logica in cui la mente è incarnata nel corpo ed il corpo è implicato nella relazione. Lo psicologo è amante della complessità. L’artista è amante di una sorta di semplificazione intellettuale paradossale, perché le sue opere continuano ad invitare alla complessità”.

Il Talk pomeridiano ha approfondito le nuove dimensioni virtuali dell’esperienza, in cui l’integrazione tra la narrazione della propria vita e la narrativa parallela dei video-game, delle serie tv e delle dinamiche online può risultare complessa, in particolare per le strutture più fragili. In precedenza, diversi laboratori esperienziali, focalizzati sul costrutto di competenza somatica, hanno invece mostrato diverse modalità con cui è possibile aumentare la consapevolezza dei propri stati interni e connettersi con se stessi.

Un dubbio che comunemente accompagna i genitori di oggi riguarda l’età giusta per regalare lo smartphone ai propri figli e, in particolare, quale sia l’approccio più opportuno da tenere rispetto all’utilizzo dei device.

Non esiste un’età corretta per tutti, è necessario comprendere quanto ciascun individuo sia pronto, indipendentemente dall’età. Non posso comprendere qualcuno se non conosco nulla del suo mondo”. Così Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te) e vicedirettore della Scuola di Psicoterapia Analitica di Gruppo Nuova Clinica e Nuovi Setting, evidenzia come la distanza tecnologica tra genitore e figli sia diventata in tanti casi una vera e propria distanza relazionale. Il genitore dovrebbe dunque evitare qualsiasi atteggiamento demonizzante a priori verso la tecnologia, cercando piuttosto di comprendere l’esperienza online del figlio così da poterlo aiutare a risignificarla nella vita offline.

Tutti gli interventi sono stati scanditi dalla testimonianza video di un giovane paziente con un passato di dipendente da videogioco, apparso con volto camuffato da Super Mario e voce distorta al fine di tutelarne la privacy. Le sue parole hanno fornito ai moderatori Andrea Zoccarato, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia Psicosomatica, e Alessia Leoni, Vicepresidente dell’Associazione Adagio, preziosi spunti di conversazione da condividere con i loro ospiti, incluso Simone Matteo Russo che da anni presso l’Istituto di Psicosomatica Integrata si occupa in particolar modo di adolescenti e giovani adulti e incontra spesso nella loro sofferenza questioni proprie al mondo digitale.

Il punto è che noi spesso utilizziamo i videogiochi come intrattenimento, ma possono essere molto altro, sono anche una forma d’arte” ha argomentato Andrea Colamedici, filosofo ed ideatore con Maura Gancitano di Tlon, Scuola di Filosofia, Casa Editrice e Libreria Teatro. In quest’ottica, la tecnologia può rappresentare la chiave per entrare in contatto con i propri figli e relazionarsi con essi. “Se in una famiglia c’è dialogo, la tecnologia può rientrare nella narrazione, diversamente diventa essa stessa la narrazione” conclude Maura Gancitano.

L’Associazione italiana di Psicologia Psicosomatica patrocinerà nei prossimi mesi quattro incontri che si terranno presso Spaces – Isola di via Pola 11 alle 20:45, aperti ai soci e volti a discutere specifiche manifestazioni della vita online e della relazione con la tecnologia. Saranno coinvolti i professionisti dell’Istituto di Psicosomatica Integrata, adeguatamente formati sulle dipendenze tecnologiche.

I quattro incontri saranno incentrati sull’esplorazione delle cosiddette Nuove Normalità, ossia la vita dell’oggi, nel suo essersi plasmata sul mondo digitale, incluse le possibili derive preoccupanti e dibattute.


Il ciclo inaugura il 18 Febbraio con “STORIA DI UN HIKIKOMORI, dalla stanza della morte al ritorno alla vita”, ed esplorerà il continuum mondo reale-mondo virtuale attraverso l’intervista videoregistrata a M., hikikomori per molti anni, che condividerà il proprio vissuto rispetto a questo disagio e i fattori che gli hanno permesso di uscirne.

Il secondo incontro, intitolato “NON E’ SOLO UN VIDEOGAME, a cosa giocano i nostri figli?” si terrà il 10 Marzo e si propone di trasferire al pubblico i meccanismi alla base del coinvolgimento videoludico e le modalità con cui accompagnare i propri figli ad un sano e regolato utilizzo del gaming online.  

“COME PROTEGGERE I NOSTRI FIGLI DAI PERICOLI DI INTERNET, conoscere il Parental Control” è il terzo incontro, previsto in data 31 Marzo, e approfondirà il tema della dei rischi e della sicurezza nel mondo del web.

Il quarto e ultimo incontro, “APPUNTAMENTO AL BUIO, tra bisogno di contatto e mancanza di intimità”, si terrà invece il 28 Aprile e avrà come focus le peculiari modalità di relazione mediate dal web, della società ipermoderna, e il loro impatto sul corpo e sul concetto di coppia.

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