dipendenze tecnologiche

BAMBINI DIPENDENTI DA SMARTPHONE: PROBLEMI, PREVENZIONE E RIMEDI

Da diverso tempo ci si interroga sulle conseguenze psicologiche, relazionali e comportamentali della rivoluzione digitale. I rischi sono molteplici e spesso si traducono in veri e propri quadri patologici: le dipendenze tecnologiche.

Facciamo però un passo indietro: cosa succede quando questi strumenti arrivano in mano ai più piccoli? Che grado di consapevolezza può avere un preadolescente esposto al mondo digitale? Quali soluzioni educative si possono introdurre per evitare rischi seri?

Da un lato, l’ingresso dei device nelle nostre vite rappresenta un potenziale incalcolabile in quanto può promuovere efficienza, rapidità negli scambi, facilità di accesso alle informazioni, e sviluppo di capacità multitasking. D’altro canto, immergersi nel mondo digitale, tra modelli irrealistici e moli di informazioni non filtrate, che spesso stimolano risposte impulsive, può rivelarsi diseducativo e disorientante. Questo vale in particolar modo per i più piccoli, i quali sono sprovvisti di strumenti sufficienti per comprendere compiutamente situazioni e contesti.

A quali criticità dunque sono esposti i più giovani che usano massicciamente i device? La capacità di internet di rispondere a qualsiasi dubbio in primis scoraggia la tendenza a compiere ricerche approfondite e ad implicarsi nello studio e diseduca alla complessità, sacrificando la capacità ideativa, la memoria e la circolarità nel processo di apprendimento. Curiosità, immaginazione e capacità di tollerare la frustrazione risultano così appiattite, se non compromesse, in virtù di un apprendimento rapido, ma superficiale e spesso temporaneo.

solitudine

Un’infanzia immersa nella tecnologia mortifica la possibilità di approfondire e articolare l’esperienza, sia sensoriale / cinestesica sia relazionale.  L’accesso al contenuto digitale coinvolge in modo predominante vista e udito, a scapito di altre modalità di acquisizione di informazioni, ed è un processo solitamente solitario e statico. Tendenzialmente il rapporto tra bambino e tablet è a senso unico. Il bambino ne risulta passivo ricettore di stimoli e, in assenza di un adulto di riferimento con cui condividere l’esperienza, viene meno la possibilità di fare di questa un oggetto di scambio relazionale.

Fare prevenzione assume quindi un significato importante: comprendere che affidare ad un bambino uno smartphone o un tablet equivale ad attribuirgli una responsabilità, alla quale va gradualmente condotto. Il genitore deve cogliere l’occasione di co-costruire con il figlio, attraverso l’ascolto e il dialogo, una capacità di utilizzo consapevole e critico del device stesso.

condivisione

Per una più estesa comprensione del fenomeno si rimanda all’intervista di Marina Marzulli su “L’eco di Bergamo” dei due esperti dell’Associazione nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e cyberbullismo, Matilde Zanchi e Mark Morbe. I due professionisti non ci offrono una soluzione univoca e pre-confezionata, bensì spunti di riflessione e preziosi suggerimenti, dando al pubblico la possibilità di riflettere intorno al tema.

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Inoltre, si rimanda all’evento esperienziale alla Triennale di Milano del 18 Gennaio: “DEEP SCROLLING EXPERIENCE – come viversi nel digitale”. In compagnia dell’artista contemporaneo Federico Clapis, le cui opere parlano dei paradossi del digitale, avremo altresì occasione di ampliare e articolare il tema con talk condotti da esperti del settore.

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