LUIS SAL – Anatomia di uno youtuber di successo

PSICOLOGIA PSICOSOMATICA – 37 – PUBBLICATO IL 29 LUGLIO 2019  (ARTICOLO IN PDF

di Matteo Fumagalli 

“Mamma, voglio diventare uno youtuber!” Quanti genitori sentono questa frase pronunciata dai propri figli? Lo youtuber sembra essere la nuova ambizione della generazione Alpha, quella nata con in mano il tablet. Ma chi è lo youtuber? Chi è questa nuova figura dell’entertainment che si diffonde in maniera virale nella Rete, diventando l’idolo di molti bambini e adolescenti? Quali ingredienti ne sostengono il successo di pubblico? La figura di Luis Sal, uno dei più importanti youtuber italiani, può aiutarci a fornire delle risposte.


Se non fosse uscito con un libro, non avrei mai saputo chi fosse. Se non avesse scritto un libro, non mi sarei mai interessato al fenomeno youtuber. Di chi sto parlando? Di Luis Sal, uno dei più famosi youtuber d’Italia e del suo libro dal titolo “Ciao, mi chiamo Luis”, frase con cui vuole parodiare l’atteggiamento degli youtuber di aprire i video presentando se stessi. L’aver ricalcato, in questo incipit, il fatto di averlo conosciuto attraverso un libro, non è per me un dato irrilevante. Luis Sal è nato nel 1997, ha attualmente 21 anni, è dunque un adolescente, che produce video sulla piattaforma Youtube per un pubblico di coetanei e pre-adolescenti. Personalmente, un mondo dell’entertainment a me lontano. L’incontro con la figura di Luis è infatti avvenuto in libreria e non sulla Rete. Il suo libro, non è un libro canonico, non è un romanzo, né un saggio, ma, come riporta lui stesso: «Scrivo un libro perché è impossibile stampare un video». Il libro è una sorta di diario autobiografico in cui Luis tratteggia la sua carriera di youtuber, la sua filosofia di vita, i suoi hobby. Particolare attenzione è stata data all’aspetto grafico che richiama, non sappiamo quanto volontariamente, quello dell’opera della coppia McLuhan e Fiore (1967), “The medium is the massage”, proprio quel McLuhan che aveva teorizzato la fine della cultura libraria gutenberghiana con l’avvento del villaggio globale, di cui Luis Sal è un’eloquente espressione. Da questo punto di vista il libro, come dichiarato sfacciatamente dall’autore («Non so scrivere, ma dato che un mio libro potrebbe vendere bene, ne sto facendo uno»), è anche un’ottima operazione di marketing. La scelta di pubblicare su carta permette infatti di allargare il proprio bacino di utenza o di curiosi agli over 30 come me che, reduci appunto dai residui della cultura gutenberghiana, non è detto abbiano facile accesso al movimento youtuber. Detto ciò, Luis Sal ha rappresentato per me l’occasione di iniziare a confrontarmi antropologicamente con il fenomeno youtuber e cercare di comprendere perché un ragazzino/a passerebbe ore davanti al monitor di un pc a vedere persone che, di primo acchito, “filmano se stesse”.

ANATOMIA DI UN SUCCESSO

Nell’epoca di Truman Show e dei reality, in cui la telecamera invade lo spazio intimo della persona, lo youtuber rappresenta una sovversione: l’obiettivo, anziché scrutare più o meno segretamente, è al contrario invitato a guardare. Se non è più possibile uscire dall’occhio della telecamera, lo youtuber assorbe lo sguardo digitale, lo incorpora nella sua vita, ne fa uno strumento creativo, ci gioca. Se la realtà è confinata nel video, allora è attraverso il video che bisogna agire: «ho filmato quasi tutta la mia vita e finalmente ho trovato un modo per “comporre un puzzle” e giocare col mio passato», scrive Luis.All’interno di questo panorama, Luis Sal rappresenta un’eccellenza. Ma quali sono, dunque, le caratteristiche che ne hanno sostenuto il successo?

– Il montaggio. Come afferma in un’interessante intervista nel podcast di Marco Montemagno [1], i suoi video sono per circa l’80% montaggio, tale per cui anche un video di 5 minuti gli può richiedere ben 10 ore di montaggio, «a costo di compromettere la mia vista e riempirmi di radiazioni emanate dal portatile». Anche se non si definisce un perfezionista sull’aspetto tecnico, l’operazione di montaggio è il vero testo dei suoi video. L’uso dichiarato del montaggio rende i video di Luis non delle mere riproposizioni realistiche di ciò che cattura l’obiettivo della telecamera, ma, in fondo, delle piccole creazioni da artista, per quanto Luis non ci tenga ad essere definito tale. Nell’intervista a Radio DeeJay dice di preferire definirsi un “addetto ai lavori di me stesso” [2]. Resta il fatto che il processo che sorregge i suoi video è da considerare, di diritto, di ordine artistico. Luis Sal, infatti, non è un prodotto del Grande Fratello, non filma l’effimero svolgersi degli eventi, ma trasfigura la realtà attraverso un uso creativo della telecamera.

– Se il montaggio è centrale, il contenuto del video è pretestuale all’espressione della sua capacità comunicativa, sostenuta da un sottotesto comico. Luis infatti unisce una comicità demenziale (che di certo attrae un’ampia fetta di giovanissimi) a uno stile ironico. Cito a proposito il video “Bei rutti a Beirut”, dove Luis compie un viaggio a Beirut, filmandosi in una posa chapliniana, con l’obiettivo di emettere dei sonori rutti per le strade. Anche se il contenuto può apparire in sé demenziale, è interessante l’effettuazione di un’idea che emerge da un gioco di parole. L’ironia avviene anche attraverso il montaggio, come quando in un video Luis fa comparire all’improvviso sulla sua fronte il fumetto di un formaggio mentre sta pronunciando la parola “deciso”, giocando sulla fonetizzazione della desinenza “cis” che richiama “cheese” (formaggio in inglese).

– Il terzo punto, che lo distingue da molti concorrenti youtuber, riguarda l’uso nei video della corporeità. Non mi riferisco solo al fatto che, come raffigurato nel suo libro, Luis sia un’amante del fitness e che sia dotato di un ottimo fisico. Il suo corpo è un importante strumento comunicativo che buca lo schermo. Non importa che l’uso del corpo possa essere demenziale, dal mangiarsi una tazza di 2,5 kg di Corn Flakes, a contrarre i pettorali a ritmo di musica o a sfidarsi nel percorrere la distanza fra Bologna e Firenze in monopattino. Resta il fatto che Luis, da questo punto di vista, è un perfomer.

– Infine, Luis propone una filosofia di vita, il Luismo. Si tratta di un pensiero positivo e concreto, che mette al centro gli affetti, il lavoro, la motivazione e il rispetto per gli altri. Nello specifico, un luista: vuole tanto bene alla mamma; si prende cura del proprio corpo; porta a termine i propri obiettivi; crede in se stesso e nelle sue idee; rispetta le altre persone; ha senso dell’umorismo; non trova scuse; guarda sempre il lato positivo; non dà niente per scontato.

Non è un caso che il primo punto sia riferito alla mamma, comparsa anonima di molti suoi video. Questa specie di dedica non è solo il segno di una tenerezza filiale, ma rivela l’importanza di avere figure affettive in grado di sostenere lo sviluppo della propria creatività. Luis ci fa così intendere di non essersi sentito solo in questa scalata al successo. L’ altro punto da sottolineare è il portare a termine i propri obiettivi, facendo sottintendere la propria caparbietà e la sfrenata passione per il suo lavoro, ben sintetizzata dalla parola “tediosità”: «Amo spingermi oltre il logico. Voglio affrontare sessioni di montaggio video che pochi vorrebbero affrontare, così da raggiungere un risultato unico e, soprattutto, la soddisfazione».

YOUTUBER: OLTRE L’ADOLESCENTE DIGITALMENTE MODIFICATO?

Nel visionario film Videodrome del 1983, il regista David Cronenberg getta lo spettatore in una realtà in cui la televisione si appropria dei corpi e il virtuale ingloba il reale senza apparente soluzione di continuità. A tale proposito, possiamo ricordare una delle scene più suggestive del film in cui la testa di un ipnotizzato e incredulo Max Renn (l’attore James Woods) viene assorbita dalle carnose e seducenti labbra di Nicki (sua amante) che sembrano uscire dallo schermo televisivo. Qui la differenza fra vedere ed essere visto si annulla, lo spettatore non esiste, si annulla la dialettica fra soggetto e oggetto e il mondo del video rimane l’unica realtà disponibile. È da questo punto di osservazione che possiamo comprendere il fenomeno youtuber e nello specifico la figura di Luis Sal, uno “nato con la telecamera in mano”. Proprio l’estensione protesica del mezzo digitale, nel suo caso, non parassita il soggetto, non ne fa, come in Matrix, un bozzolo da cui la macchina preleva il proprio nutrimento. Il video è l’occhio con cui Sal vede il mondo ed è il suo corpo che muove la telecamera. Di fronte al fenomeno degli Adolescenti Digitalmente Modificati (ADM) (Scognamiglio & Russo, 2018), condizionati da un uso passivo del digitale, svuotati da direzioni di senso e afflitti da un corpo disabitato, Luis Sal, così come altri youtuber, si configura come una sublimazione artistica di questa condizione, una posizione che fa da contraltare a un’immagine nichilistica delle nuove generazioni. L’uso creativo del digitale non è di certo l’antidoto alla digitalizzazione, intesa come radicalizzazione di un soggetto ridotto a uno schema di risposta pavloviano (input-output), la cui mente è ancorata nell’automatismo di un “click” o di un “touch” (Scognamiglio & Russo, 2018). Nonostante ciò, data la realtà di fatto, per dirla con Deleuze e Guattari (1975), lo youtuber, all’interno della “macchina di Internet”, crea concatenamenti, intensità, proliferazioni, vie d’uscita, apre mondi e possibilità. La sfida per noi adulti è quella di poterci soffermare un attimo, sospendere i pregiudizi e avvicinarci al mondo intricato dell’adolescente di oggi, scorgendone non solo il disagio, ma anche le forme espressive che testimoniano una dimensione culturale.

NOTE

[Nota 1] Faccio riferimento all’intervista del canale Youtube di Marco Montemagno pubblicata il 27 settembre 2018 dal titolo “4 chiacchere con Luis” https://www.youtube.com/watch?v=j4KKN0mBEos&t=277s

[Nota 2] Faccio riferimento all’intervista di Radio Deejay andata in onda il 24 settembre 2018 e visibile sul canale Youtube di Radio Deejay https://www.youtube.com/watch?v=TZg3-c2SE_g&t=535s

BIBLIOGRAFIA

Deleuze, G., Guattari, F. (1975), Kafka. Per una letteratura minore, Quodlibet, Macerata.

McLuhan, M., Fiore, Q., (1967), Il medium è il massaggio, Corraini edizioni, Mantova.

Scognamiglio R.M., Russo, S.M. (2018) Adolescenti Digitalmente Modificati (ADM). Competenza somatica e nuovi setting terapeutici, Mimesis, Milano.

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