Un’esperienza di depersonalizzazione

“Poi, di colpo, persi il senso della mia identità.

Forse era a causa della luce della luna. Oppure della musica in piena notte. Mentre mettevo un piede davanti all’altro, scivolai nelle profonde sabbie mobili della perdita della coscienza…la stessa sensazione che avevo provato sorvolando il cielo d’Egitto. Non ero io quell’uomo che camminava nel chiarore lunare. Non ero il vero me stesso, ma un sostituto fabbricato con lo stucco. Mi strofinai la faccia con le mani. Ma non era la mia faccia. Non erano le mie mani. Il cuore mi batteva all’impazzata. Pompava il sangue nelle arterie ad una velocità folle. Il mio corpo era una figurina di gesso in cui qualcuno aveva soffiato una vita provvisoria, come fanno gli stregoni nelle isole delle Indie Occidentali. Ma quel simulacro non aveva il fuoco della vita. Imitava soltanto i movimenti muscolari. Perché era una figurina di gesso raffazzonata, plasmata in fretta e furia per venire usata in qualche sacrificio.

<<Allora il mio vero io dov’era in quel momento?>> mi chiesi.”

*Haruki Murakami, I salici ciechi e la donna addormentata.

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