Principi di clinica psicosomatica integrata

Nei casi appartenenti al più generale campo clinico della vulnerabilità somatica, il nostro presupposto terapeutico non si fonda su un modello etiopatogenetico, che attribuisce alla psiche o al soma la funzione di primum movens. Segue piuttosto l’idea di introdursi nel ritmo di un’interazione continua fra sistemi, reciprocamente automodellantesi, al fine di mantenere un equilibrio vitale fra istanze di un’organizzazione complessa. Il concetto di “lesione”, assume, come quello di “trauma” una valenza anfibia, appartenente cioè, contemporaneamente a due mondi: se tutti riconosciamo il potere di trasformazione fisiologica delle emozioni sul corpo, viceversa, possiamo concepire come la vita emotiva e relazionale del paziente possa venire – pressoché “necessariamente”, o comunque “ulteriormente” – alterata da una lesione organica; e come il disordine da essa prodotto nell’equilibrio omeostatico dell’organismo sia costretto a riorganizzarne la memoria somatica al fine di inglobarlo in un nuovo ordine riconoscibile dall’intero sistema vitale, cioè da quello che chiamo logos somatopsichico del sistema-Soggetto. Viceversa, Il trauma, o la lesione, l’impatto di una forza interna o esterna non immediatamente metabolizzabile, innescano un processo di “dis-integrazione/re-integrazione trasformativa” di questo logos, di cui il sintomo è il risultato finale.

R.M. Scognamiglio (2008) il male in corpo

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