TEN BEST 2012 Estratti (5°-1°)

BUON NATALE da Psicologia Psicosomatica!

Ecco la seconda parte della selezione degli estratti da voi più apprezzati del 2012:

5) Perché ascoltare il corpo è fondamentale?

Perché ascoltare il corpo è fondamentale?Ogni relazione si basa sulla Rappresentazione che si ha dell’Altro, e assume una forma discorsiva. Il linguaggio veicola queste rappresentazioni, fornendo costruzioni mentali dialogiche: “mi ama?”,”è la cravatta giusta?”, “cosa vede in me?”. Nell’Ascolto di un paziente ci si deve anzitutto limitare a mettere dei “segni di interpunzione logici”, laddove non emergono spontaneamente, senza interpretare o caricare il “significante sospetto” di qualche connotazione, finché il paziente non ne fornisce una sua. Come somatologi ci prendiamo cura di come parla il paziente e non di cosa dice. Ad esempio, quando si arriva ad un “buco” d’angoscia si incontra qualcosa che non si può dire a parole e che ha bisogno di essere “contornato”. In questi casi il lavoro con il corpo può risultare estremamente fecondo nella continua riorganizzazione del discorso di un paziente, che a volte dice qualcosa di sé unicamente attraverso il suo “stare male lì”; offrendo un codice in grado di esprimere un linguaggio peculiare. Il primo interesse del somatologo è di proseguire l’ascolto di una narrativa soggettiva laddove la parola non arriva più, quando la sofferenza del corpo assume un ruolo predominante all’interno del discorso e della relazione.

Riccardo Marco Scognamiglio

4) Il transfert somatico

il transfert attraverso il tocco

“Analogamente a ciò che accade nella relazione dialogica, si costituirà untransfert somatico, ossia un processo di relazione dialogica, a livello del corpo, che si esprime attraverso codici sub-simbolici, propri degli aspetti somatoviscerali. Vi saranno, quindi, fasi della cura dove il terapeuta interagisce col corpo del paziente, inducendo reattività che slatentizzano schemi adattivi disfunzionali nel corpo stesso. S’instaura cioè un dialogo “corpo a corpo” che, dal piano somatoviscerale, si ritraduce in termini di linguaggio verbale, sotto forma di associazioni, di rievocazioni di sensazioni e memorie arcaiche.”

tratto da Il male in corpo

Riccardo Marco Scognamiglio

3) Nella CONDIVISIONE si è sempre in DUE

l'Altro in relazione

“Nella CONDIVISIONE si è sempre in DUE; tra i due si innesca necessariamente un processo relazionale e conseguentemente si alimentano delle aspettative, che non tutti sono in gradi di tollerare. Le aspettative intollerabili a cui ci riferiamo sono principalmente quelle legate al senso di responsabilità, ovvero alla capacità di fornire risposte connesse al desiderio e alla posizione che il soggetto occupa all’interno della relazione stessa.

Ci si trova spesso ad avere a che fare con soggetti che non possono gestire tale responsabilità: sono incapaci di gestire l’implicazione della relazione stessa; è necessario quindi creare un luogo di condivisione sicuro in grado di seguire il soggetto, nella sua ricerca di domande e risposte, senza, tuttavia, caricarlo di aspettative”

Simone Matteo Russo

2)È possibile fare a meno della malattia?

equilibrio tra malattia e salute

Salute dell’anima. La prediletta formula morale della medicina (di cui è autore Aristone di Chio): «la virtù è la salute dell’anima» – per essere utilizzabile dovrebbe, se non altro, essere trasformata in quest’altra: «la tua virtù è la salute della tua anima». Infatti una salute in sé non esiste e tutti i tentativi per definire una cosa siffatta sono miseramente falliti. Dipende dal tuo scopo, dal tuo orizzonte, dalle tue energie, dai tuoi impulsi, dai tuoi errori e, in particolare, dagli ideali e dai fantasmi della tua anima, determinare che cosa debba significare la salute anche per il tuo corpo. Esistono così innumerevoli sanità del corpo; e quanto più si torna a permettere al singolo e a chi è inuguagliabile di alzare la testa, quanto più si disimpara il dogma dell’«uguaglianza tra gli uomini», tanto più sarà necessario che per i nostri medici vada perduta la nozione di una salute normale, accanto a quella di dieta normale e di normale decorso della malattia. Soltanto allora potrebbe essere giunto il tempo di meditare su salute e malattia dell’anima, e di riporre la peculiare virtù di ciascuno nella salute di questa: tale salute potrebbe certamente apparire in qualcuno come l’antitesi della salute di un altro. Resterebbe in ultimo ancora aperto il grande problema, se è possibile fare a meno della malattia, anche per lo sviluppo della nostra virtù, e se specialmente la nostra sete di conoscenza e di autoconoscenza abbia tanto bisogno dell’anima malata quanto ne ha di quella sana: insomma, se l’esclusiva volontà di salute non sia un pregiudizio, una viltà e forse un residuo della più squisita barbarie e arretratezza.

F. NietzscheLa gaia scienza, af. 120, trad. Ferruccio Masini, Adelphi.

1)Esiste un sintomo psicosomatico?

cosa è la Psicosomatica?

Il rapporto corpo-mente non implica solo il concetto di malattia, ma qualunque dimensione dell’esistenza ed è molto difficile pensarci separati da una di queste due componenti. In tal senso, dopo aver interrogato il modello Psicosomatico in un’ottica epistemologica, non parleremo più di psicopatologia, ma di una patologia che si può esprimere in diversi modi e contesti. Ecco allora che il concetto di malattia assume, incampo psicosomatico, un significato più ampio che contiene al suo interno qualunque tipo di malattia, ovvero qualunque tipo di manifestazione patologica; ogni libro di psicosomatica indicherà quali sono le malattie psicosomatiche, ma si tratta di un’aporia clinica in quanto quest’ultima espressione non può essere utilizzata come categoria diagnostica.

La definizione del campo epistemologico è al centro del nostro discorso e rappresenta un elemento problematico della clinica psicosomatica: è difficile compiere una riflessione filosofica sul concetto di campo corpo-mente e le conseguenze di tale difficoltà risultano concrete e complesse.

Il concetto di campo epistemologico indica che noi dovremmo avere dei costrutti sui quali o attraverso i quali interpretare i fenomeni clinici. C’è invece una sorta di fretta del trovare la via d’uscita dal sintomo, anziché confrontarsi con la difficoltà di mettere insieme queste due res (corpo e mente appunto). Cartesio ha determinato fondamentalmente la nostra mente occidentale, arriva alla considerazione che lui è certo di “stare pensando mentre sta pensando” ma quello di cui non può essere certo è che ci sia un corpo che pensi. L’aporia della res extensa non trova una logica correlazione con la res cogitans. Da questo momento in poi superare Cartesio è veramente un’impresa insostenibile, forse oggi con la globalizzazione è più facile perché si è obbligati a farlo dai “nuovi pazienti”.

Riccardo Marco Scognamiglio

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