CROSS CRAWL: un movimento verso l’integrazione.

CROSS CRAWL: un movimento verso l’integrazione.

di Matteo Fumagalli

Psicologia Psicosomatica (ISSN 2239-6136) – 02 – Data di pubblicazione 08 Gennaio 2012

(Articolo in PDF)

Con il termine cross crawl o cross-pattern viene indicato qualsiasi movimento che riproduca uno schema incrociato, ovvero un movimento ottenuto dallo spostamento simultaneo e alternato di un arto della metà superiore del corpo con l’arto opposto della metà inferiore (es. braccio destro-gamba sinistra, braccio sinistro-gamba destra). Il movimento a schema incrociato ha la particolarità di produrre una stimolazione bilaterale, ossia che interessa alternativamente i due lati del corpo o degli organi di senso. L’atto di deambulazione e il carponamento del neonato sono chiari esempi di movimento a schema incrociato. Proprio il fatto che il movimento a schema incrociato si ritrovi in attività così complesse e sofisticate, come appunto il carponamento e ancor più la deambulazione, giustifica molto probabilmente l’importanza che diverse teorie e pratiche d’intervento terapeutico attribuiscono all’utilizzo del cross crawl.

Il primo esempio in questo senso è fornito dagli studiosi americani Doman e Delacato[i] che, nel paradigma teorico da loro formulato, tracciano un profilo di sviluppo delle funzioni neurologiche secondo un andamento a stadi. Ciascuno stadio è segnato da una precisa gamma di movimenti consentiti dal grado di maturazione e organizzazione del sistema nervoso, la cui omissione o impedimento è causa di ritardi o anomalie funzionali dello sviluppo neurologico. Fra i pattern di movimento elencati il gattonamento (crawling) si attesta al 3° stadio della scala gerarchica di sviluppo, all’incirca intorno al 10° mese di vita, periodo in cui il mesencefalo, che contiene principalmente neuroni implicati nei sistemi sensoriali e nel controllo del movimento, raggiunge il più alto livello delle sue funzioni. Doman e Delacato considerano la fase di crawling una tappa fondamentale per l’instaurarsi della funzione bilaterale, il cui consolidamento avvierà il bambino alla stazione eretta e, successivamente, all’emergere della dominanza emisferica corticale. Sul versante terapeutico, il metodo Dolman (rivolto prevalentemente a soggetti cerebrolesi) e il metodo Delacato (rivolto prevalentemente alle difficoltà di apprendimento) consistono nel proporre al soggetto esercizi che ripercorrono le fasi dello sviluppo, soffermandosi in particolare sull’alternanza di movimenti omolaterali (arti appartenenti al medesimo emicorpo) e                 cross – pattern (creeping, crawling) eseguiti sia in maniera attiva che passiva. L’obiettivo è quello di sottoporre il bambino ad un bombardamento sensoriale di tipo e intensità differente, cercando di promuovere nel tempo il più alto livello di organizzazione neurologica consentita. L’importanza attribuita alla fase di crawling e le conseguenze di una sua omissione durante il percorso evolutivo sono stati oggetto di dibattito scientifico. Gli studi che dimostrano come l’omissione della fase di crawling possa arrecare successivi disturbi, come difficoltà di lettura e scrittura, non trovano consenso unanime. Ad ogni modo il crawling rappresenta il primo movimento articolato e globale del bambino che, oltre a instaurare la sinergia di diversi apparati corporei (muscolo-scheletrico, vestibolare, propriocettivo), lo rende un attivo esploratore dello spazio e degli oggetti, rafforzando un processo di conoscenza multisensoriale.

Dalla teoria di Doman e Delacato si ricava inoltre il concetto di disorganizzazione neurologica, mutuato da discipline complementari come l’Osteopatia e la Kinesiologia Applicata[ii]Con questo concetto s’intende “una contraddittoria trasmissione d’informazioni dai recettori afferenti al sistema nervoso centrale” (Walther, 1988), che impedisce alla persona di utilizzare al meglio il suo potenziale fisiologico. La disorganizzazione neurologica si presenta come una stimolazione distorta dei recettori sensoriali, siano essi meccanocettori o “recettori mentali” (Walther, 1988), che versa il soggetto in uno stato di disequilibrio funzionale. Un esempio è fornito da quegli individui che accusano un’immediata e forte stanchezza nell’affrontare attività che richiedono una coordinazione complessa, come camminare o correre, preferendo situazioni cosiddette di distensione in cui i recettori sensoriali alterati non creano all’organismo uno stato ingestibile d’incoerenza informazionale. Allo stato di disorganizzazione neurologica sembra corrispondere un’organizzazione omolaterale del soggetto (comunicazione interrotta fra i due emisferi cerebrali) che impedisce una circolazione dell’energia a livello globale, causando senso di affaticamento, disorientamento e anche sensazioni di perdita dell’equilibrio. L’esecuzione di cicli di cross crawl nell’arco della giornata interviene proprio sullo scioglimento della disorganizzazione neurologica, ristabilendo il normale flusso energetico e una codifica coerente degli stimoli da parte del sistema nervoso centrale. L’esercizio di cross crawl può essere accompagnato o talvolta sostituito da movimenti coordinati di entrambi gli occhi o, nell’impossibilità di muoversi da parte del soggetto, può essere semplicemente immaginato (tecnica mental imagery[iii]), ottenendo un effetto identico dal punto di vista funzionale.

Quanto detto sopra suggerisce che una sospensione o una risoluzione dello stato di disorganizzazione neurologica può essere ottenuto da qualsiasi stimolazione bilaterale. Il tapping (tamburellare con le dita su punti del corpo) o l’ascolto dicotico (due messaggi separati alle due orecchie) ne sono un esempio. Un ampio ed efficace impiego della stimolazione bilaterale avviene nell’ambito della tecnica EMDR[iv] (Eye Movement Desensitisation and Reprocessing) dove, attraverso movimenti oculari sincronici condotti all’interno di un setting psicoterapeutico, il paziente viene guidato ad una rielaborazione adattiva di eventi traumatici rimasti ancorati, con tutta la loro carica emotiva, nella sua memoria. L’efficacia di questa tecnica, dimostrata in numerose ricerche, sembra risiedere nella possibilità di formare “nuovi percorsi sinaptici in luogo dei precedenti schemi perseverativi dell’eccitazione traumatica” (Mollon, 2005).

Al di là di logiche terapeutiche ed energetiche, il meccanismo del cross crawl può essere anche compreso in chiave neurofisiologica. Il movimento di cross crawl infatti stimola la formazione di reti nervose nel corpo calloso, struttura cerebrale predisposta alla comunicazione di ampie aree di entrambi gli emisferi dell’encefalo, e mette in connessione i gangli della base e il cervelletto (entrambe strutture deputate all’organizzazione di atti motori) con la corteccia prefrontale, agevolando così l’attività cognitiva di ordine superiore e la capacità decisionale, prerogativa quest’ultima dei lobi frontali. Inoltre il cross crawl stabilisce un’interazione fra gli apparati muscolo-scheletrico, vestibolare e propriocettivo, lavorando così sull’equilibrio e sulla percezione dello spazio. Tutti questi dati confermano che un movimento a schema incrociato come il cross crawl dispone il corpo in una condizione d’integrazione in cui la ricezione e l’elaborazione dei dati sensoriali avvengono senza interferenze.

Nell’Istituto di Psicosomatica Integrata utilizziamo il cross crawl e tecniche affini di stimolazione bilaterale con diverse tipologie di pazienti. Fra questi i soggetti con problematiche d’apprendimento, in particolare bambini e adolescenti con difficoltà di lettura e scrittura, traggono grande beneficio dall’applicazione di questa tecnica che riesce a correggere, anche se talvolta solo transitoriamente, errori come l’inversione di lettere (“al” al posto di “la”), la confusione direzionale (confondere “b” con “d”) e disgrafie. Anche con pazienti affetti da malattie neurologiche degenerative (demenze senili, sclerosi multipla) abbiamo ottenuto risultati confortanti. Nei soggetti in questione, soprattutto nella fase iniziale del decorso patologico, dopo una serie di trattamenti notiamo un miglioramento dell’equilibrio, della propriocezione e una maggiore reattività. Gli stessi pazienti testimoniano un aumento del senso di benessere personale e un incremento della resistenza fisica.

Le tecniche di stimolazione bilaterale sono dunque la dimostrazione di come il corpo, attraverso l’uso di specifici movimenti, possa ripristinare da sé medesimo una condizione di omeostasi, recuperando inoltre la possibilità, in sede terapeutica, di un dialogo fra livelli somatici e livelli psichici.


[i] Sebbene i due metodi abbiano principi scientifici condivisi, ne sono derivati due differenti proposte terapeutiche. Non esiste un metodo Doman-Delacato, ma bensì una teoria dello sviluppo neurologico che porta il nome di PROFILO DI SVILUPPO DOMAN DELACATO.

[ii] L’Istituto di Psicosomatica Integrata adotta principi e tecniche di queste due discipline all’interno del proprio modello d’intervento (modello somatologico).

[iii] Mental Imagery è il processo di ricreazione mentale di un esperienza attraverso l’utilizzo di immagini e dei sensi. Studi neuroscientifici hanno mostrato che immaginare un movimento del proprio corpo attiva le stesse aree cerebrali deputate all’effettiva esecuzione del movimento. È stato inoltre riscontrato che abbinare al movimento concreto la tecnica del mental imagery migliora la performance sia in ambito sportivo che riabilitativo.

[iv]  Per un approfondimento sulla tecnica EMDR, consultare il sito www.emdritalia.it.

Bibliografia:

  • Clearfield, M. W. (2004). The role of crawling and walking experience in infant spatial memory.   J. Experimental Child Psychology, 89, 214-241.
  • Doman, Glenn (2005). What To Do About Your Brain Injured child Or Your Brain-damaged, Mentally Retarded, Mentally Deficient, Cerebral-palsied, Epileptic, Autistic, Athetoid, Hyperactive, Attention Deficit Disordered, Developmentally Delayed, Down’s Child. New York: Square One Publishers.
  • Goddard, Sally (2005). Reflexes, learning and behavior, a window into the child’s mind. Second edition revised and expanded, Eugene, Oregon: Fern Ridge Press.
  • Hannaford, Carla (1995). Smart Moves: why learning is not all in your head. Alexander, NC: Great Ocean Publishers.
  • Lane, Kenneth A. (2005). Developing ocular motor and visual perceptual skills: an activity workbook. Thorofare, NJ: SLACK Incorporated.
  • Mollon, Phil (2005). EMDR AND THE ENERGY THERAPIES. Psychoanalytic Perspectives. London, New York: H.Karnac Books Ltd, trad. It. Le TERAPIE ENERGETICHE nella PROSPETTIVA PSICOANALITICA, Astrolabio, Roma 2006, pp. 17.
  • Walther, David S. (1988). Applied Kinesiology, Synopsis.  Pueblo, Colorado: SYSTEM DC, trad. It. Kinesiologia Applicata, Synopsis, OMNIA ARTI GRAFICHE, Milano 1993, pp. 133.

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